Analizzando la storia del concetto di arte vediamo che nel corso del tempo esso subisce una trasformazione graduale ma radicale.
Antichità: Sanscrito Are (ordinare) Latino: Ars, Greco: Τέχνη indica la capacità umana di fare un qualsiasi oggetto. La capacità consiste nellaconoscenza delle regole. Che cosa intendessero per “arte” gli antichi può essere compreso se si pensa alle nove Muse, che proteggevano e personificavano le diverse arti. Nell’elenco, in cui curiosamente mancano le arti figurative come la pittura e la scultura, sono invece rappresentate soprattutto le arti dello spettacolo: la danza (Tersicore), la tragedia e la commedia (rispettivamente Melpomene e Talia), il mimo (Polimnia), nonché i vari tipi di poesia, che nell’antichità, anche se scritta, era destinata soprattutto ad essere declamata o cantata: epica (Calliope), amorosa (Erato) e lirica (Euterpe). Sono inoltre comprese tra le “arti” protette dalle muse due discipline che noi oggi comprendiamo invece tra le scienze: la Storia (Clio) e l’Astronomia (Urania).
Nel periodo ellenistico iniziarono le prime classificazioni e le arti vennero divise in comuni e liberali, a seconda che richiedessero uno sforzo fisico o uno sforzo intellettuale.
Nel Medioevo si cominciano a rivalutare le arti comuni, che verranno chiamate meccaniche, ma continueranno ad avere un ruolo subalterno rispetto alle arti liberali. Dalle arti “meccaniche” vennero escluse diverse di quelle che noi oggi chiamiamo “belle arti”, come la pittura e la scultura; le arti liberali e meccaniche erano state ridotte al numero di sette, e tra quelle che richiedevano lo sforzo fisico, si annoveravano soltanto le arti che miglioravano la vita dell’uomo, che lo nutrivano, lo riparavano dalle intemperie, ovvero quelle arti il cui punto peculiare era l’utilità quanto la piacevolezza.
La poesia non rientra ancora nell’ambito concettuale dell’arte finora indicato, in quanto il poeta era considerato un vate che componeva i versi ispirato dal Dio. Non esisteva la regola nelle composizioni poetiche, almeno per quanto riguarda il contenuto. A fornire il contributo essenziale affinché la poesia venisse considerata un’arte fu Bernardo Segni che nel 1549 tradusse in volgare la Poetica di Aristotele, opera in cui lo Stagirita già annoverava la poesia tra le altre arti.
La condizione sociale degli artisti, che migliorò notevolmente nel corso del Rinascimento, contribuì a separarli dagli scienziati e dagli artigiani.
Nel 1735 Baumgarten conia il termine estetica utilizzandolo per la prima volta nella propria tesi di laurea.
Charles Batteux nel 1746 definisce, nel suo libro Le belle arti ridotte ad un unico principio, il sistema delle belle arti, indicando cinque arti in senso proprio – la pittura, la scultura, la poesia, la musica, la danza - a cui associava due arti connesse – l’eloquenza e l’architettura - il cui carattere comune risiedeva nell’imitazione della realtà per il fine di creare oggetti belli.
Dalla fine del Settecento cominciarono le prime crisi del concetto di bello e di arte. Stavano nascendo nuove forme di espressione come la fotografia, l’architettura industriale, l’oggettistica per la casa, e bisognava farle rientrare nel concetto di arte.
Per tale motivo nel Novecento si è abbandonata l’idea di una definizione onnicomprensiva di arte e di opera d’arte. Il termine arte diventa un concetto aperto, in cui tutte le possibili definizioni dell’arte confluiscono.
Il termine terapia deriva dal greco θεραπεία (therapeía) e ha il significato di cura, guarigione. Essa solitamente segue una diagnosi e si occupa del trattamento di malattie e ferite, dei metodi usati per la loro guarigione e per alienarne i sintomi. Le terapie sono misure aventi lo scopo di:
riportare uno stato patologico a uno stato sano o
rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli.
Concretamente, il significato di terapia dipende quindi dalle definizioni di salute, patologia e dagli strumenti diagnostici a disposizione per distinguerle tra di loro. Le definizioni di salute e malattia lasciano numerosi margini di ambiguità.
Ippocrate citava come strumenti terapeutici del medico:
il tocco
il rimedio
la parola.
L’arte è per sua natura sensoriale, cioè corporea (sensazioni visive, acustiche, tattili, olfattive, percezione ed organizzazione dello spazio) e coinvolge emozioni e processi cognitivi che attraverso vari linguaggi creativi ed il processo di simbolizzazione trovano espressione, dando forma all’esperienza. L’arte è, in sostanza, un uso particolare di linguaggi in cui l’organizzazione dell’esperienza sensoriale si carica di profondi contenuti interni alla persona. Mi piace pensare ai “sensi” come a “porte” attraverso le quali l’uomo conosce il mondo, lo porta dentro di sé, lo rielabora in una propria rappresentazione, per poi restituirlo e comunicarlo di nuovo all’esterno, in un processo circolare di continua decostruzione e ricostruzione. In questo modo, i canali sensoriali diventano le prime vie attraverso le quali stimolare l’apprendimento (funzioni cognitive), ma anche attraverso le quali comprendere le rappresentazioni interne del mondo degli individui e sostenerne il processo di trasformazione.
In arteterapia, il fulcro è legare gestualità, espressività, immaginazione, emozioni,attraverso esperienze di pittura, danza, musica nella forma della produzione diretta; oltre a ciò, il lavoro arteterapeutico non può essere indipendente da un lavoro sul ”contatto personale”che anima tutte le esperienze effettuate con i diversi linguaggi.
L’arte rende possibile “vedere”ed “esprimere”molto più di quello che le parole possono fare, poiché si tratta di una comunicazione densa di significato intrinseco, che viene percepita emotivamente, anche da chi ne fruisce, in modo diretto. Essa incorpora idee, sentimenti, sogni, aspirazioni; narra e veicola un’ampia gamma di emozioni, da immensa gioia a profondo dolore, dal trionfo al trauma. In tal senso l’arte serve come mezzo di comprensione, di attribuzione di senso e al fine di chiarire esperienze interiori senza parole, che spesso sono insufficienti o mancano nel descrivere i propri vissuti, oppure possono servire da copertura e come tali non permettere un contatto profondo con il proprio mondo interiore.
Non si tratta dunque di creare un semplice atelier artistico (in cui il prodotto finale assume solitamente importanza prevalente) o di occuparsi di animazione creativa oppure di istituire un “corso di disegno e pittura” (prettamente didattico), bensì di coniugare le procedure e teoria artistiche con orientamenti e fondamenti delle teorie della psicoanalisi, della psicologia, della pedagogia, dell’antropologia e della comunicazione non-verbale, in una disciplina chiamata Arteterapia”, che concentra la propria attenzione sul processo artistico-espressivo.
Arteterapia
Secondo lo psicologo L. Vygotski la creatività è un momento integrante, assolutamente indispensabile del pensiero realistico, giacché la corretta conoscenza della realtà non è possibile senza un certo elemento d’immaginazione. L’attività creativa stimola, con l’immaginazione la possibilità di nuove soluzioni di cambiamento.
Ciò che conta per le arti terapie, inoltre, è la relazione, quindi insegnare alle persone come diventare artisti è secondario, rispetto all’aiutarle a sviluppare delle capacità creative per migliorare l’immagine di sé e, di conseguenza, la loro qualità di vita.
Attraverso la strutturazione di un contesto ludico espressivo di forte carica emotiva e l’uso di strumenti analogici, le arti terapie prevedono interventi sul piano della riabilitazione corporea e sociale. All’interno di un atelier di arteterapia, infatti, la costruzione condivisa di oggetti riconosciuti dal gruppo aiuta a superare l’isolamento individuale, sviluppa nel singolo il sentimento di appartenenza, l’identità sociale.
Le arti terapie, individuali o di gruppo, dunque, operano affinché l’individuo non reprima le sue emozioni ma, attingendo alle proprie risorse (cognitive, mentali, psichiche), le moduli anche attraverso il piano verbale (che rappresenta un’ulteriore condivisione del piano emotivo) ed immaginativo, per poter rappresentare e narrare un piano interno emozionale.
L’attività artistica permette la rielaborazione, la compensazione e la comprensione della propria esperienza, delle emozioni, delle paure che sono espresse a livello fantastico e che sfruttano principalmente un codice simbolico.
La natura multidisciplinare (artistica, psicologica e pedagogica) dell’Arteterapia inserisce l’arteterapeuta tra le diverse figure professionali coinvolte nei programmi di prevenzione e cura. L’Arteterapia contribuisce alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento del disagio psicologico e sociale. Gli interventi possono avere finalità preventive, riabilitative, terapeutiche o psicoterapeutiche e sono rivolti a differenti utenze: minori, anziani, disabili, psichiatrici, ammalati Aids, pazienti oncologici e cardiopatici, inoltre: nelle dipendenze, nelle condotte trasgressive, nei disturbi alimentari, nell’area benessere.
È una disciplina che, utilizzando le tecniche e la decodifica dell’arte grafico-plastica, ha l’obiettivo di ottenere dall’utente manufatti che racchiudono pensieri ed emozioni che, messi a fuoco nel percorso di Atelier, diventano simboli comunicabili.
Gli strumenti e i materiali, le procedure e la decodifica sono utilizzati e proposti come mezzi di negoziazione nella terapia. L’arteterapeuta ricorre ad una competenza specifica ed “altra”, si fa maestro di un codice linguistico diversamente abile rispetto alla parola che rimane tradizionalmente alla base e di pertinenza di altre forme di terapia psicologica. Il prodotto artistico funge, così, da mediatore di relazione tra l’utente ed lo specialista, dà protezione e contenimento, e, pur rispettando i meccanismi di difesa, attiva risorse creative, emozioni da elaborare e capacità residue individuali. Compito dell’Arteterapeuta è accompagnare l’utente nella scoperta del “fare” artistico e nel sostenere con la verbalizzazione, in un setting adeguato, la consapevolezza di quanto espresso nella forma artistica. In particolare, nell’arteterapia dinamicamente orientata e che fa riferimento al modello polisegnico, l’attenzione non è rivolta all’interpretazione psicologica delle opere o all’addestramento artistico ma alla decodifica del linguaggio grafico-plastico come specchio delle vicende interne e relazionali dell’utente.
La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e, grazie alla strategia di base della terapia artistica, permette agli utenti di rendere riconoscibili desideri, traumi, aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti e non compresi. All’interno d’una protetta e concordata relazione d’aiuto, grazie a un percorso di cura individualizzato e tutelato, tramite segni, forme e materia, nasce il rinforzo, la possibilità si esprimere e quindi la gestibilità del malessere.
Fare Arteterapia in questa prospettiva significa collaborare con il paziente per costruire una gerarchia negli atti creativi esaminando soluzioni a problemi e tematiche. Affiancare immagini (rappresentazioni) a metodi artistici per correggere, inquadrare, capire, assecondare e trasformare rispettando le caratteristiche e le potenzialità del singolo utente. Quindi lo scopo dell’Arteterapia non è interessarsi al prodotto artistico in sé, scoprire talenti e facilitare esposizioni, ma avvicinarsi all’esperienza interiore che questo prodotto veicola. Il ricorso all’arte e ai rituali del fare creativo, da sempre specificità degli artisti, è proposto come codice condiviso che dà agli utenti la possibilità di un lavoro introspettivo e cognitivo in una relazione transferale consapevole.