“I benefici sono numerosi. Quello più evidente: è un modo piacevole di portare bebè sia per il portatore che per il portato! Il neonato ritrova il calore, l’odore, la voce dei suoi genitori, tutto ciò che l’ha accompagnato durante la crescita in utero. La mamma ritrova con gioia il contatto pelle contro pelle, il piacere ancestrale di sentire il proprio piccolo contro il proprio petto. Il padre può provare in parto ciò che la mamma sente, favorendo il contatto fisico.
Ma molti sono anche i benefici secondari: rimedio infallibile contro le coliche (testato e approvato!), calmante prodigioso dei pianti misteriosi dei primi mesi, aiuto imparabile nell’addormentare bebè (alternativa di gran lunga migliore al lasciar piangere, riconoscetelo!), correzione e prevenzione dei problemi alle anche (grazie al fatto che le gambe stanno ben divaricate), stimolante per i bebè che così si trovano all’altezza degli adulti.
Ma aggiungiamo anche i benefici più pratici: in città sono finiti i problemi con i marciapiedi, con le macchine parcheggiate male, con le scale, con i trasporti pubblici, con i tubi di scappamento altezza passeggino…” (http://larbreabebes.it.free.fr/manifeste.htm)

Introduzione

Il portare, baby-carrying, secondo l’etnopediatra Elena Balsamo, è uno dei pilastri del maternage insieme ad: allattamento a richiesta, massaggio, co-sleeping.
Nella maggior parte dei paesi del mondo, con prevalenza ormai nelle aree rurali, i lattanti trascorrono la maggior parte del loro tempo sul corpo della madre o di un altro familiare, “portati” sulla schiena con un telo mentre chi porta svolge il proprio lavoro, in braccio nei momenti di riposo e di gioco, nel letto vicino alla madre, allattati a richiesta. “La madre è per il bambino/a mezzo di trasporto e terreno di gioco” (Balsamo, 2002).
Esther Weber (2007), fondatrice dell’associazione Portare i Piccoli e maggiore esperta del portare in Italia, afferma che “laddove si è creata una cultura del portare, questa è parte integrante e naturale dei modi di cura nei confronti dei bambini, supportata da valori socioculturali. In questo senso significa che portare è una pratica adatta a crescere i bambini e non semplicemente una modalità di trasporto per mancanza di alternative più comode”.
Nell’analisi di un modello di puericultura è infatti importante chiedersi se e quanto questo corrisponde ai bisogni fondamentali di un bambino/a appena nato/a valutando quanto “i modelli culturali imposti da ogni singola cultura si concilino con la biologia e la fisiologia dei bambini che rimane la stessa a qualsiasi latitudine” (Balsamo, 2007).

Caratteristiche del cucciolo d’uomo

Se si guarda alle aspettative di un lattante si può affermare che la posizione ideale è sul corpo del genitore con le gambe aperte e flesse, la schiena curva ma sostenuta, e orientato verso il corpo del genitore.
Il cucciolo umano secondo gli etologi comportamentali è infatti un portato attivo.
Utilizzando diverse fonti scientifiche la Weber (2007) sottolinea come i portati attivi “sono allattati frequentemente […] si aggrappano alla madre con maggiore vigore nel momento in cui vengono allattati, quando sono stanchi e quando si addormentano. Se perdono il contatto corporeo urlano e piangono […] Quando sono separati dalla madre piangono disperatamente”.
Il cucciolo umano presenta alla nascita diversi elementi che confermano il suo essere un portato:

Persistenza dei riflessi primordiali quali il Palmar Reflex (che permette al lattante di aggrapparsi), e il riflesso di Moro (si manifesta improvvisamente ad uno stimolo con apertura delle braccia e manine e dita aperte nel tentativo di aggrapparsi);
Caratteristiche anatomiche quali immaturità dell’anca (l’acetabolo in un neonato racchiude solo 2/5 della testa del femore) che richiede un angolo di abduzione da 30° a 60° e di flessione da 90° a 100° (numeri che corrispondono alla posizione delle gambe quando il bambino/a è seduto sul fianco del genitore); colonna vertebrale a cifosi (curva) totale che gli permetteva di stare raggomitolato nell’utero, per cui le gambe sono sempre davanti al corpo; tibie curve a 18,5° con la caratteristica forma a 0 che, quando un bambino/a è portato sul fianco, permette una maggiore presa intorno al corpo di chi lo porta.
Caratteristiche dello sviluppo neurologico. Weber (2007) sottolinea come nel primo anno di vita succede il “grosso” della crescita cerebrale che “viene influenzata direttamente dalla qualità (e quantità) degli stimoli sensoriali che riceve e sperimenta un bambino”. Riportando l’importante lavoro di Allan Schore la Weber nel suo libro sottolinea come “l’ambiente che il bambino incontra nel primo anno di vita, costituito principalmente dalla persona che si prende cura di lui, influenza e orienta lo sviluppo e l’evoluzione delle sue strutture cerebrali, determinando la capacità futura di autoregolare le emozioni, di gestire lo stress e di modulare la relazione con gli altri. In una relazione portata il bambino/a ha la possibilità di ricevere stimoli adeguati alle sue caratteristiche di portato in una condizione di sicurezza e prossimità con il genitore.

Caratteristiche comportamentali. La presenza del genitore attraverso il contatto ed il movimento rassicurano il bambino/a che riconosce queste condizioni come “giuste”, adatte alla sua sopravvivenza; il pianto in seguito all’angoscia della perdita di contatto corporeo (Franz Renggli) è caratteristico della categoria dei portati che sono programmati al contatto. “La ricerca del seno, la suzione e il conseguente appagamento sono le prime esperienza conosciute dal bambino. Il contatto corporeo viene vissuto come proprio, interno, e quindi come primitivo vissuto dell’io. […] Il portato che piange lontano da sua madre ha una reazione biologicamente corretta, esprime la sua forte angoscia per la perdita di contatto e un sano istinto per la propria sopravvivenza” (Weber, 2007); infine Weber sottolinea come i bambini quando si interessano ad oggetto che li stimola o quando da sdraiati vengono presi in braccio si mettono nella posizione divaricata-seduta, posizione che “prepara i bambini a essere portati sul fianco” e nella quale possono “contribuire attivamente alla seduta stabile sul fianco premendo le gambe a pinza contro il corpo del genitore”.

“Portare, dal punto di vista biologico, è definito come comportamento specifico di tenere il cucciolo addosso al proprio corpo e muoversi insieme a lui. […] Il portato cresce in modo ottimale se wsi tiene conto delle sue caratteristiche e degli adattamenti specifici a tale categoria; se invece non se ne tiene conto rimangono incomprese le reazioni di paura. Come ulteriore conseguenza, considerare lo status di portato dei neonati mani significa avere aspettative realistiche rispetto ai loro bisogni primari e favorirne, tramite una risposta biologicamente corretta, lo sviluppo ottimale” (Weber, 2007).

Gli elementi portanti della fisiologia del portare

  • Contatto
  • Movimento
  • Spazio
  • Legame

Sito specializzato e consigliato:

www.portareipiccoli.it per informazioni, aggiornamenti, traduzioni sul tema del portare

www.portareipiccoli.org sito dell’associazione Portare i piccoli per contattare istruttrici presenti nel territorio nazionale, formazione per operatrici/tori, link tematici e link commerciali, supporti per portare con particolare attenzione alla fascia lunga in tessuto di cotone.

Letture consigliate:

Esther Weber, 2007, Portare i piccoli. Un modo antico, moderno e… comodo per stare insieme. Ed. Il Leone Verde

Elena Balsamo, 2007, Sono qui con te. L’arte del maternage. Ed. Il Leone Verde

AA.VV., 2002, Mille modi crescere. Bambini immigrati e modi di cura. Ed. Franco Angeli

Giorgia Cozza, 2008, Bebè a costo zero. Guida al consumo critico per neo mamme e futuri genitori. Ed. Il leone verde