Per capire cos’è la pranoterapia è necessario innanzitutto capire cosa si intende per PRANA e perchè sia stato utilizzato questo termine.

Etimologicamente  PRANA deriva dal  sanscrito e significa soffio vitale da   PRA (fuori)  e NA (respiro, vita).

Possiamo azzardare una definizione dicendo che la pranoterapia è la  terapia della vita, dove per  vita si intende quel QUID che distingue l’essere vivente dal non vivente che sia inanimato o privo di vita, ovvero il respiro.

Ovviamente stiamo parlando di una definizione filosofica della VITA che non ha niente a che vedere con qualcosa di fisico, dal momento che non stiamo parlando di uno stato o di una peculiarità  degli esseri viventi (in questo caso la respirazione), bensì di qualcosa di ben preciso, di un’ entità, se vogliamo personificarla,  che distingue gli esseri viventi dai non viventi, stiamo parlando di una scintilla, per alcuni divina, che è pensiero generatore: immortale e immutabile.

Parlando di soffio vitale viene spontaneo pensare al significato di anima, dal latino “animus, spirito e come questo congiunta etimologicamente al gr. anemos vento (v. Animo). Principio della vita in ogni essere organizzato: Quella parte di noi stessi che pensa e delibera e che gli uomini non seppero meglio esprimere che ricorrendo alle idee di soffio, di aura, di vento, che si avverte ma non si vede.” e ancora “animo, lat. animus corrispondente al gr. anemos vento, soffio, se non che alla voce latina rimase solo il significato spirituale. anche il lat. spiritus ebbe prima il senso di soffio e poi quello di anima. la radice AN vale soffiare, spirare.”.

Ecco che dunque il Prana altri non è che l’Anima e la pranoterapia è la cura dell’Anima.

L’Anima che rappresenta le emozioni, le passioni, la brama, i sogni e che ci ricollega inevitabilmente alla vecchia medicina degli umori: sangue flemma e bile e alla loro influenza sul corpo.
Per usare una citazione: “non è la materia che genera il pensiero ma è il pensiero che genera la materia”; questo concetto sapientemente sintetizzato più di 400 anni fa da Giordano Bruno,  spiega come siano le nostre pulsioni, le nostre speculazioni mentali a creare il corrispettivo materiale, l’inventore infatti penserà ad una macchina che poi realizzerà, il pittore trasmetterà su tela le sue visioni, e l’essere umano concretizzerà in malattia un suo stato d’animo, per forma e per sintomo simile al suo temperamento.
Ecco il segreto della vita, l’anima messaggera tra spirito e corpo.

La Pranoterapia, lavora quindi su tutto ciò che è psicosomatico (dal greco antico psyche: fiato, alito, respiro e anche vita e quindi anche spirito, anima; soma: corpo) in particolare su ciò che è vivo e pulsa ovvero muscoli, organi, viscere, è molto improbabile invece lavorare su ossa, scheletro, cartilagine, perchè come abbiamo visto il Prana si muove tramite il respiro, e arriva principalmente dove arriva il respiro.

Il Pranoterapeuta non dovrà quindi, come si è soliti pensare, possedere doni particolari, nè una spiccata sensibilità, non che questo non aiuti, ma non è fondamentale.
Il Pranoterapeuta, dovrà sapersi avvalere, con metodo e conoscenza, di quelle tecniche terapeutiche figlie della medicina tradizionale (MTC, Ayurvedica, esoterica, per citare alcuni esempi); dovrà conoscere i meridiani, i canali energetici del nostro corpo, i punti di accumulo e di scarico, le porte di percezione che ci mettono in contatto con i nostri corpi sottili e l’ambiente esterno, ma soprattutto, dovrà conoscere i limiti di questo splendido strumento, il Prana, e saper riconoscere sia quando il paziente non è in grado o non vuole accogliere la terapia, sia quando la malattia è già manifesta o  in fase acuta e quindi necessita di altri trattamenti.

La Pranoterapia non richiede necessariamente l’uso delle mani, basti pensare all’agopuntura o alla moxibustione.